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Essere Cattolici: Storia della Chiesa

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L'ABC della Patrologia (Parte Quarta)
Storia della Chiesa Posted by trianello on Venerdì, 09 marzo @ 23:39:21 CET
(784 reads)

Marcuccio writes "

Letteratura Antignostica del II secolo

Gnosticismo:
è una tendenza religiosa del II secolo e vale la pena ribadire che esso non nasce come degenerazione interna del Cristianesimo. Deriva piuttosto da religioni misteriche, magico-astrologiche dell’Oriente, dalla qabbalah e dalle filosofie ellenistiche. Un’importante distinzione da mettere in evidenza può essere questa:

• Esiste una Gnosi Volgare (Carpocrate, Menandro, sette ofite con il culto del serpente, perati e cainiti) in cui prevale l’alternarsi di elementi magici e astrologici del tipo iranico-babilonesi.
• Esite una Gnosi Dotta che nasce ad Alessandria. Suscitò il timore di Ireneo e Tertulliano. I capisaldi della Gnosi Dotta sono:
1. La Conoscenza: che è per i soli eletti detti pneumatici (che si distinguono dagli psichici e dagli ilici) i quali raggiungono la redenzione e la salvezza.
2. Radicale Distinzione tra Anima e Corpo: paradossalmente ha portato a due effetti divergenti. Da una parte l’ascesi totale di alcuni, dall’altra puro libertinaggio per altri.
3. Eone Perfetto: l’Eone perfetto è Dio, dal quale si sono emanati Eoni Inferiori.
4. Il pleroma: è formato da tutti gli Eoni Inferiori.
Nell’uomo c’è una scintilla del divino e per salvarla Dio manda Gesù la cui incarnazione e morte sono solo simbolici. Gli iniziati possono risalire al pleroma.


Scritti Antignostici:
la maggior parte degli scritti antignostici del II secolo sono andati perduti. Si salvano pochi frammenti delle opere di Tertulliano, di Ireneo e di Clemente di Alessandria. I loro obiettivi si possono sintetizzare così:
1. Assicurare le fonti della Rivelazione Cristiana
2. Dimostrare l’autorità della Chiesa per la Successione Apostolica dei Vescovi e per la Tradizione
Tuttavia come letteratura antignostica del II secolo si suole trattare quasi sempre il più importante cioè Ireneo di Lione


Ireneo di Lione † 202(?)

Vita:
Possiamo considerarlo il padre della dogmatica cattolica. In gioventù fu discepolo di Policarpo, quindi si pensa che Ireneo sia oriundo di Smirne o dintorni. Nel 170 circa era prete a Lione e incontrerà papa Eleuterio per sapere di più sui montanisti. Nel 177/78 muore il suo vescovo a Lione e lui lo sostituisce. Come vescovo, combatte tutta la sua vita la falsa gnosi. Sappiamo anche che mediò la pace nella controversia sulla Pasqua quando papa Vittore I lanciava la scomunica contro le Chiese dell’Asia Minore. Del resto della sua vita non sappiamo più nulla.

Opere: di molte opere scritte in greco ce ne rimangono solo 2; d’altre opere possediamo solo frammenti di due lettere a papa Vittore e un altro sul fatto che Dio non è l’autore dei mali.

Adversus Haereses: un amico di Ireneo voleva sapere di più sullo gnosticismo di Valentino. Ireneo lo accontenta e parte dallo gnosticismo di Simon Mago per passare poi a Basilide, quindi a Marcione per arrivare infine a Valentino. Espone la dottrina della Chiesa e si oppone agli gnostici con vari elementi: la ragione, la Tradizione e l’Insegnamento degli Apostoli. Parlando dei Novissimi, forse, si rivela millenarista.
Dimostrazione della Predicazione Apostolica: fu sempre un’opera ignorata. Poi quando nel 1904 fu scoperta ci si adoperò subito per la pubblicazione nel 1907. È un’opera a carattere catechetico-apologetico. L’opera è composta da 2 parti:
1. Teologica (tratta della Monarchia, della Trinità, del Battesimo)
2. Cristologica (tratta dei titoli di Gesù, del Regno, poi attesta il N.T. sulle profezie dell’A.T.)


Il contenuto dottrinale che scaturisce dagli scritti di Ireneo è ampio e vario. Si spazia bene dal “principio” della Tradizione, alla cristologia alla mariologia, dal concetto di ricapitulatio all’eucaristia alla canonicità dei Vangeli.

Contenuto Dottrinale:
• Nel 3° libro dell’Adversus Haereses sviluppa il principio della Tradizione (conosciuto ed enunciato già da Egesippo) secondo cui la fonte della fede è la Dottrina trasmessa dagli Apostoli, la Tradizione; l’esattezza della dottrina è da ricercarsi in quelle Chiese che fondate dagli Apostoli stessi possono dimostrare con una concatenazione, la successione a ritroso ininterrotta dei vescovi su su fino agli Apostoli; ciò è a garanzia della genuinità di una dottrina viva che nasce e si sviluppa sempre all’interno della Chiesa senza possibili contaminazioni. Ireneo dimostra il suo principio nominando solo la concatenazione dei vescovi di Roma, indicando questa Chiesa come la più antica perché fondata da Pietro e Paolo. Non si può certo dire che si tratti di una vera e propria manifestazione del primato romano, ma tuttavia è innegabile, come di consueto, che la Chiesa di Roma goda di una posizione di privilegio e di preminenza e funge per questo di esempio.
• Ireneo è un teologo pratico, se così si può dire, in quanto per lui è più utile sapere poco piuttosto che bestemmiare Dio con false ipotesi, proprio lui che riscontra, erroneamente peraltro, il concetto di Trinità in Genesi
• Cristo è diventato uomo affinché l’umanità fosse deificata e per essere deificata bisogna che sia redenta e per una redenzione reale è necessario un Uomo-Dio. Questo è il concetto della recapitulatio o ανακεφαλαιωσις (anakephalaiosis, ricapitolaizone). Proprio da qui scaturisce la contrapposizione tra le figure Cristo-Adamo e Maria-Eva (quest’ultima già vista in Giustino)
• Attesta la dottrina cattolica attorno al peccato originale e per la prima volta si attesta il Pedobattesimo o Battesimo degli Infanti.
• Quanto ai Vangeli, dichiara che il N.T. è prezioso come l’A.T. e che gli Apostoli hanno insegnato oralmente e il loro insegnamento è custodito dalla Chiesa che, però, al contrario dello gnosticismo, è aperta a tutti. Ireneo già dice pure di conoscere un ευαγγελιον (euanghelion, vangelo)
• Per l’Eucaristia, Ireneo, si associa alla visione paolina, che è la partecipazione al corpo e al sangue di Cristo ed è anche il nuovo sacrificio
• Se Ireneo sia millenarista o meno, ancora si discute. Anche perché non riferisce mai una data particolare, ma parla piuttosto del Regno del Figlio che sta per venire.

"


(Leggi Tutto... | Voto: 4)

L'ABC della Patrologia (Parte Terza)
Storia della Chiesa Posted by trianello on Venerdì, 09 marzo @ 23:27:29 CET
(362 reads)

Marcuccio writes "

Scritti Per La Vita Della Comunità Del II E III Secolo

Distinguiamo in questo gruppo la Didaché, la Tradizione Apostolica di Ippolito, la Didascalia degli Apostoli ed infine il Simbolo Apostolico.

La Didaché:
è il primo manuale di morale, di liturgia e di diritto ecclesiastico. Per alcuni aspetti si pensa a un testo antico contaminato da interpolazioni. Gli usi e le prescrizioni danno l’impressione di una venerabile antichità. L’ambiente di composizione dovrebbe essere il Siro-Palestinese databile per 70-100 d.C. L’opera, sostanzialmente di carattere catechetico-precettistica, si divide in due parti:
• I l’insegnamento delle due vie;
• II la vita interna della comunità.
Alcuni hanno visto un parallelismo tra l’Insegnamento Delle Due Vie e il Manuale di disciplina di Qumran, tuttavia sebbene si parli di preghiere che ricordano il giudaismo (come quello di recitare il Padre Nostro tre volte al giorno), il principio delle “due vie” è di carattere universale così come la destra e la sinistra o l’immagine della luce e delle tenebre sono connaturali all’uomo. I capi stabili della comunità sono gli επισκοποι και διακονοι (episkopoi kai diakonoi = vescovi e diaconi) come spesso li chiama s. Paolo e Clemente di Roma, ma allo stesso tempo nelle comunità operano i profeti i quali non devono essere criticati per evitare il peccato contro lo Spirito Santo, tuttavia ci sono alcuni precetti per capire se siano falsi profeti.


La Tradizione Apostolica di Ippolito:
si tratta di un’opera autentica di Ippolito di Roma, il cui titolo originale Αποστολικη Παραδοσις (Apostolikè Paradosis) fu trovato nella statua che lo raffigura nel 1551 da Connoly e Dix. Non si può dire che si tratti di un modello stabile ed unico del III secolo, giacché in quel periodo le formule erano libere. Si divide in tre parti e vengono affrontati argomenti come la consacrazione dei vescovi, sacerdoti, diaconi, suddiaconi, vergini, vedove, olio, formaggio e olive, e coloro che avevano carismi terapeutici; l’amministrazione del Battesimo, Cresima e Comunione; il digiuno e l’Agape. Seguono poi il modo di ricevere la Comunione, le ore di preghiera e il segno della croce.


La Didascalia:
è detta Didascalia Degli Apostoli. L’autore è un vescovo, forse un medico ebreo. Si dimostra mite verso tutti i peccatori e tutti i peccati tranne quelli contro lo Spirito Santo. Mentre si dimostra severo con coloro che pur essendo cristiani ritengono ancora obbligatorio il cerimoniale giudaico.


Il Simbolo Apostolico:
s’intende per Simbolo Apostolico una professione di fede per istruire i catecumeni a partire dal VI secolo in Gallia e Spagna. L’aggettivo “Apostolico” deriva dal fatto che dal IV secolo veniva attribuito agli stessi Apostoli. Vi furono nell’arco della storia diverse variazioni a seconda del periodo nel quale la Chiesa doveva contrastare i vari movimenti ereticali

"


(Leggi Tutto... | Voto: 5)

L'ABC della Patrologia (Parte Seconda)
Storia della Chiesa Posted by trianello on Mercoledì, 28 febbraio @ 02:12:03 CET
(457 reads)

Marcuccio writes "

Gli Apologisti Greci Del II Secolo

Sono detti apologisti tutti quegli autori che con le loro opere difendevano la verità della fede di fronte agli attacchi ostili che provenivano da più parti. Il periodo storico è particolare: nascono le prime eresie, si sviluppano ancor di più le persecuzioni (dopo quella di Nerone e Domiziano). Documento importante che testimonia il clima ostile nel quale vivevano i cristiani è quello della lettera di Plinio a Traiano (Plinio, Epist. X, 96-97) e la risposta dell’imperatore. Da esse si capisce subito che il motivo cruciale della condanna era costituito dal semplice nome di professione cristiana. Quindi obiettivo primario degli apologisti fu quello di dissipare le opinioni correnti che mettevano in falsa luce la fede e la vita dei cristiani.


S. Giustino (†165)

Vita:
È il più importante tra gli apologisti del II secolo e la maggior parte delle notizie che lo riguardano le abbiamo proprio da lui. Infatti egli stesso narra di come la sua sete di conoscenza lo spinse a frequentare diverse scuole filosofiche quali quelle degli stoici, peripatetici, pitagorici, platonici, ma da tutte fu deluso. Narra anche come incontrò casualmente un vegliardo che gli dimostrò l’insondabilità dell’anima e di come fu che quell’uomo riuscì ad attirarlo verso il cristianesimo. Da quel momento, Giustino, si votò alla difesa della fede cristiana avvolto nel pallio. A Roma fondò una scuola e tra i suoi discepoli annoveriamo Taziano. Tra gli avversari ricordiamo invece Crescenzio. La sua fine è narrata nel Martyrium S. Iustini et Sociorum, secondo cui Giustino ed altri sei amici vennero decapitati a Roma nel 165 per ordine del prefetto Giunio Rustico

Scritti: di 8 scritti, citati da Eusebio, ne possediamo solo 3 e sono due apologie e 1 dialogo.

Le Apologie: la I apologia si divide in due parti. La prima parte a) tende a discolpare i cristiani da accuse ingiuste; la seconda parte b) mostra il culto e i principi dottrinali del cristianesimo e dimostra come il Cristo è divino in base alle profezie dell’A.T. La II apologia è considerata un’appendice della I. Prende le mosse da un episodio realmente accaduto: una donna cristiana denuncia il marito perché vizioso; risponde a Crescenzio attribuendo le persecuzioni come opera dei demoni così come furono perseguitati i profeti dell’A.T e gli uomini giusti del mondo pagano. I demoni di per sé non hanno potere sugli uomini se Dio non volesse condurre i fedeli per aspera alla virtù. Infine chiede la fine delle persecuzioni arbitrarie

Il Dialogo Con Trifone: la forma dialogica è un artifizio letterario, ma probabilmente è frutto di animate discussioni con il Rabbi Trifone. Giustino parla della sua evoluzione spirituale, di come l’A.T. sia di valore transitorio, del perchè il culto cristiano non provochi politeismo e dimostra che anche i “Gentili” debbano formare la Chiesa.

Dottrina Teologica: in Giustino c’è un ampio ventaglio di concetti che coinvolgono il concetto di Dio, Angeologia e Demonologia, Anima ed Escatologia, Vangeli, Liturgia, Trinitaria e infine il concetto del Λογος σπερματικος.
• Dio: è definito senza origine, senza nome, onnipresente ma allo stesso tempo al di là di tutto, vive oltre la volta celeste e ciò che lo descrive appieno è il suo essere Πατηρ των παντων (Padre di tutte le cose).
• Angeologia e Demonologia: gli angeli hanno una corporeità aerea e si nutrono di manna; i demoni hanno una corporeità materiale e divennero tali unendosi alle donne della terra. Dopo il giudizio universale sono destinati al fuoco eterno, ma per il momento vivono sulla terra al fine di corrompere gli uomini.
• Anima ed Escatologia: l’anima umana vive non perché sia Vita, ma perché partecipa della Vita. Le anime dei trapassati sono prescienti della loro felicità o tristezza. Come Papia, anche Giustino è millenarista. Attesta l’esistenza delle Memorie degli Apostoli che corrispondono ai Vangeli canonici, ed è il primo a contrapporre le figure di Maria ed Eva.
• Liturgia: attesta il Battesimo e la liturgia Eucaristica definendo quest’ultima sacrificio del pane e del calice, dice chiaramente che essi per una preghiera che viene proprio da Cristo gli elementi (pane e vino) diventano carne e sangue.
• Trinitaria: ci sono, invece, dei problemi, secondo gli studi di Altaner, per i rapporti del Logos rispetto al Padre. Infatti, secondo Altaner, Giustino è subordinazianista. Secondo il Kelly, invece, Giustino esprime bene il concetto di “persone diverse con stessa sostanza” tramite l’esempio di due fuochi di cui uno è l’origine.
Λογοι σπερματικοι: detti anche Semina Verbi (Semi del Verbo). Il pensiero di Giustino, si sarà già capito, è fortemente influenzato dal platonismo, ed egli sarà capace di elaborare una teoria secondo cui ogni uomo possiede la ragione quindi partecipa del Λογος (Logos). Solo che in Cristo il Λογος si è manifestato pienamente e totalemente. Quindi troviamo nell’arco della storia prima di Cristo vari Λογοι σπερματικοι o Semina Verbi, come ad esempio tra i giudei troviamo i profeti, fra i greci troviamo Socrate ed Eraclito. Costoro, in fondo, erano cristiani ante litteram con una conoscenza vera, ma imperfetta; i cristiani, invece, hanno la conoscenza vera, totale, sicura e perfetta.


Taziano

Vita:
Dopo aver studiato filosofia arrivò a Roma e divenne discepolo di Giustino. Dopo la morte del maestro gli mancò una guida e nel 172 tornò in Oriente, forse a Edessa, dove fondò una setta gnostico-encrastica nella quale si condanna il matrimonio, carne e vino fino a sostituirlo nella santa cena con l’acqua. Del resto della sua vita non si sa nulla.

Scritti: ci rimangono solamente 2 scritti che vanno sotto il nome di Discorso Ai Greci e il Diatessaron. Altri scritti sono andati perduti come Sugli Animali, Sui Demoni, Contro Quelli Che Hanno Trattato Delle Cose Divine e le sue parafrasi delle lettere di S. Paolo.

Discorso Ai Greci: non è una vera apologia, ma un’opera contro ogni forma di cultura greca. Ne combatte strenuamente la filosofia, la mitologia, la retorica e le arti figurative, in particolare della plastica greca che incita alla lussuria. È un’opera di attacco ai greci di carattere divulgativo. Sui cristiani argomenta che sono di buona moralità ed obbedienti alle leggi dello Stato.

Diatessaron: è una parafrasi di quattro vangeli, affetta, ovviamente, dal concordismo, e adattato cronologiacamente secondo il vangelo di Giovanni. Questo scritto venne letto nella Chiesa Siriana fino al V secolo.

Aspetti Teologici: il Logos è una potenza in Dio e se Logos=Cristo, allora Cristo è senza principio. Nella creazione il Logos esce da Dio e diventa creatura primordiale.


Atenagora

Vita:
Sappiamo pochissimo se non che fu un filosofo cristiano dotato di elevate qualità stilistiche e che nei confronti della cultura greca ha un atteggiamento più moderato rispetto a Taziano.

Scritti: Πρεσβεια περι χριστιανων (Supplica intorno ai Cristiani) è lo scritto indirizzato a Marco Aurelio e suo figlio Commodo nell’anno 177. Difende i cristiani dalle accuse di incesto, antropofagia e ateismo.
Probabilmente, anche se la critica d’ggi non è sicura, Atenagora scrisse anche Sulla Risurrezione Dei Morti, dove dimostra che si può credere alla risurrezione perché si parla di operatività dell’onnipotenza divina. Inoltre la risurrezione è necessaria perché l’uomo non può raggiungere pienamente il suo destino solo con il corpo o solo con l’anima, ma con tutti e due. Il corpo, nell’altra vita deve pur esserci perché deve espiare. Il destino dell’uomo è la felicità, che non può essere ritrovata in questa terra.

Contenuti Dottrinali: i cristiani non sono atei perché venerano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, gli Angeli. Come Giustino, Teofilo, Tertulliano ed Ippolito, Atenagora asserisce la preesistenza del Figlio come Logos dalla eternità di Dio; il Figlio uscì da Dio per creare il mondo, ma non è creatura. Considera le seconde nozze un decente adulterio.


Teofilo di Antiochia (183/185)

Vita:
Educato alla greca, convertitosi al Cristianesimo in età adulta, Teofilo divenne vescovo di Antiochia.

Scritti: ha scritto 3 libri Ad Autolicum:
I libro: parla dell’essenza di Dio, della Provvidenza, della fede nella risurrezione, del significato del nome "cristiano" e della stoltezza dell’idolatria.
II libro: confronta le contraddizioni della mitologia, dei poeti e dei filosofi pagani con l’insegnamento dei profeti dell’A.T.
III libro: dimostra come il Cristianesimo sia anteriore a tutte le culture. Parla dei costumi morali del cristiano e li confronta con quelli lascivi dei pagani.

Contenuti Dottrinali: Teofilo è il primo fra gli scrittori ecclesiastici ad usare nei confronti della divinità la parola Τριας distino in Dio, Logos e Sapienza. Dio ha generato il Logos, che aveva in sé prima della creazione. L’anima può essere mortale o immortale, ma dipende dalla nostra disposizione interiore, dipende dalla volontà di seguire Dio. Teofilo è il primo ad indicare chiaramente il carattere ispirato del Nuovo Testamento.



Lettera a Diogneto

Non si trova mai citata né nell’antichità, né nel Medioevo. Fu del tutto ignorata fino al 1870. L’autore è sconosciuto, ma deduciamo dall’uso di una sapiente retorica, si presume che sia un uomo sicuramente colto e probabilmente di Atene. Questa lettera è un vero gioiello poetico e musicale, anche se i contenuti non son profondissimi. È indirizzata a Diogneto, che la critica in passato ha voluto identificare con Diogneto maestro di Marco Aurelio, ma senza argomentazioni decisive. Essendo poi stata trovata fra gli scritti di Giustino martire, sempre in passato fu attribuita proprio a Giustino, poi a Ippolito di Roma e poi ancora a Quadrato. Oggi si escludono tutte queste ipotesi e si apprezza semplicemente lo stile entusiastico e la sua forma brillante. Si è inoltre soliti datare questo documento apologetico per la seconda metà del II secolo (secondo il Quasten).

Contenuti: Diogneto aveva rivolto ad un amico cristiano vari quesiti attorno alla sua religione.
1. Quale culto i cristiani danno a Dio? Perché respingono i culti dei giudei e dei pagani?
2. Che tipo di amore c’è tra di loro?
3. Perché sono comparsi così tardi?

Il cristiano risponde offrendo anche uno spaccato di vita delle comunità di Cristo facendo anche decadere l’usanza di considerare i cristiani una schiatta di poveri e reietti della società.
Fa capire poi come il culto idolatrico pagano sia il più assurdo di tutti in quanto adoratore di divinità forgiate da un uomo che utilizza pure materiale deperibile. Il Dio cristiano è indeperibile.
Il culto giudaico si fonda su precetti e formalismi. Il cristiano non si vanta di tali cose. “I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini […] non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale […] adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto […] testimoniando un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale […] hanno la mensa in comune ma non dividono il letto […]”

"


(Leggi Tutto... | Voto: 4.66)

Lettera ai Filippesi di S. Policarpo di Smirne
Storia della Chiesa Sabato, 24 febbraio @ 02:16:13 CET
(256 reads)




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Lettera di Barnaba
Storia della Chiesa Sabato, 24 febbraio @ 02:06:15 CET
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