Gli Apologisti Greci Del II Secolo
Sono detti apologisti tutti quegli autori che con le loro opere difendevano la verità della fede di fronte agli attacchi ostili che provenivano da più parti. Il periodo storico è particolare: nascono le prime eresie, si sviluppano ancor di più le persecuzioni (dopo quella di Nerone e Domiziano). Documento importante che testimonia il clima ostile nel quale vivevano i cristiani è quello della lettera di Plinio a Traiano (Plinio, Epist. X, 96-97) e la risposta dell’imperatore. Da esse si capisce subito che il motivo cruciale della condanna era costituito dal semplice nome di professione cristiana. Quindi obiettivo primario degli apologisti fu quello di dissipare le opinioni correnti che mettevano in falsa luce la fede e la vita dei cristiani.
S. Giustino (†165)
Vita: È il più importante tra gli apologisti del II secolo e la maggior parte delle notizie che lo riguardano le abbiamo proprio da lui. Infatti egli stesso narra di come la sua sete di conoscenza lo spinse a frequentare diverse scuole filosofiche quali quelle degli stoici, peripatetici, pitagorici, platonici, ma da tutte fu deluso. Narra anche come incontrò casualmente un vegliardo che gli dimostrò l’insondabilità dell’anima e di come fu che quell’uomo riuscì ad attirarlo verso il cristianesimo. Da quel momento, Giustino, si votò alla difesa della fede cristiana avvolto nel pallio. A Roma fondò una scuola e tra i suoi discepoli annoveriamo Taziano. Tra gli avversari ricordiamo invece Crescenzio. La sua fine è narrata nel Martyrium S. Iustini et Sociorum, secondo cui Giustino ed altri sei amici vennero decapitati a Roma nel 165 per ordine del prefetto Giunio Rustico
Scritti: di 8 scritti, citati da Eusebio, ne possediamo solo 3 e sono due apologie e 1 dialogo.
Le Apologie: la I apologia si divide in due parti. La prima parte a) tende a discolpare i cristiani da accuse ingiuste; la seconda parte b) mostra il culto e i principi dottrinali del cristianesimo e dimostra come il Cristo è divino in base alle profezie dell’A.T. La II apologia è considerata un’appendice della I. Prende le mosse da un episodio realmente accaduto: una donna cristiana denuncia il marito perché vizioso; risponde a Crescenzio attribuendo le persecuzioni come opera dei demoni così come furono perseguitati i profeti dell’A.T e gli uomini giusti del mondo pagano. I demoni di per sé non hanno potere sugli uomini se Dio non volesse condurre i fedeli per aspera alla virtù. Infine chiede la fine delle persecuzioni arbitrarie
Il Dialogo Con Trifone: la forma dialogica è un artifizio letterario, ma probabilmente è frutto di animate discussioni con il Rabbi Trifone. Giustino parla della sua evoluzione spirituale, di come l’A.T. sia di valore transitorio, del perchè il culto cristiano non provochi politeismo e dimostra che anche i “Gentili” debbano formare la Chiesa.
Dottrina Teologica: in Giustino c’è un ampio ventaglio di concetti che coinvolgono il concetto di Dio, Angeologia e Demonologia, Anima ed Escatologia, Vangeli, Liturgia, Trinitaria e infine il concetto del Λογος σπερματικος. • Dio: è definito senza origine, senza nome, onnipresente ma allo stesso tempo al di là di tutto, vive oltre la volta celeste e ciò che lo descrive appieno è il suo essere Πατηρ των παντων (Padre di tutte le cose). • Angeologia e Demonologia: gli angeli hanno una corporeità aerea e si nutrono di manna; i demoni hanno una corporeità materiale e divennero tali unendosi alle donne della terra. Dopo il giudizio universale sono destinati al fuoco eterno, ma per il momento vivono sulla terra al fine di corrompere gli uomini. • Anima ed Escatologia: l’anima umana vive non perché sia Vita, ma perché partecipa della Vita. Le anime dei trapassati sono prescienti della loro felicità o tristezza. Come Papia, anche Giustino è millenarista. Attesta l’esistenza delle Memorie degli Apostoli che corrispondono ai Vangeli canonici, ed è il primo a contrapporre le figure di Maria ed Eva. • Liturgia: attesta il Battesimo e la liturgia Eucaristica definendo quest’ultima sacrificio del pane e del calice, dice chiaramente che essi per una preghiera che viene proprio da Cristo gli elementi (pane e vino) diventano carne e sangue. • Trinitaria: ci sono, invece, dei problemi, secondo gli studi di Altaner, per i rapporti del Logos rispetto al Padre. Infatti, secondo Altaner, Giustino è subordinazianista. Secondo il Kelly, invece, Giustino esprime bene il concetto di “persone diverse con stessa sostanza” tramite l’esempio di due fuochi di cui uno è l’origine. • Λογοι σπερματικοι: detti anche Semina Verbi (Semi del Verbo). Il pensiero di Giustino, si sarà già capito, è fortemente influenzato dal platonismo, ed egli sarà capace di elaborare una teoria secondo cui ogni uomo possiede la ragione quindi partecipa del Λογος (Logos). Solo che in Cristo il Λογος si è manifestato pienamente e totalemente. Quindi troviamo nell’arco della storia prima di Cristo vari Λογοι σπερματικοι o Semina Verbi, come ad esempio tra i giudei troviamo i profeti, fra i greci troviamo Socrate ed Eraclito. Costoro, in fondo, erano cristiani ante litteram con una conoscenza vera, ma imperfetta; i cristiani, invece, hanno la conoscenza vera, totale, sicura e perfetta.
Taziano
Vita: Dopo aver studiato filosofia arrivò a Roma e divenne discepolo di Giustino. Dopo la morte del maestro gli mancò una guida e nel 172 tornò in Oriente, forse a Edessa, dove fondò una setta gnostico-encrastica nella quale si condanna il matrimonio, carne e vino fino a sostituirlo nella santa cena con l’acqua. Del resto della sua vita non si sa nulla.
Scritti: ci rimangono solamente 2 scritti che vanno sotto il nome di Discorso Ai Greci e il Diatessaron. Altri scritti sono andati perduti come Sugli Animali, Sui Demoni, Contro Quelli Che Hanno Trattato Delle Cose Divine e le sue parafrasi delle lettere di S. Paolo.
Discorso Ai Greci: non è una vera apologia, ma un’opera contro ogni forma di cultura greca. Ne combatte strenuamente la filosofia, la mitologia, la retorica e le arti figurative, in particolare della plastica greca che incita alla lussuria. È un’opera di attacco ai greci di carattere divulgativo. Sui cristiani argomenta che sono di buona moralità ed obbedienti alle leggi dello Stato.
Diatessaron: è una parafrasi di quattro vangeli, affetta, ovviamente, dal concordismo, e adattato cronologiacamente secondo il vangelo di Giovanni. Questo scritto venne letto nella Chiesa Siriana fino al V secolo.
Aspetti Teologici: il Logos è una potenza in Dio e se Logos=Cristo, allora Cristo è senza principio. Nella creazione il Logos esce da Dio e diventa creatura primordiale.
Atenagora
Vita: Sappiamo pochissimo se non che fu un filosofo cristiano dotato di elevate qualità stilistiche e che nei confronti della cultura greca ha un atteggiamento più moderato rispetto a Taziano.
Scritti: Πρεσβεια περι χριστιανων (Supplica intorno ai Cristiani) è lo scritto indirizzato a Marco Aurelio e suo figlio Commodo nell’anno 177. Difende i cristiani dalle accuse di incesto, antropofagia e ateismo. Probabilmente, anche se la critica d’ggi non è sicura, Atenagora scrisse anche Sulla Risurrezione Dei Morti, dove dimostra che si può credere alla risurrezione perché si parla di operatività dell’onnipotenza divina. Inoltre la risurrezione è necessaria perché l’uomo non può raggiungere pienamente il suo destino solo con il corpo o solo con l’anima, ma con tutti e due. Il corpo, nell’altra vita deve pur esserci perché deve espiare. Il destino dell’uomo è la felicità, che non può essere ritrovata in questa terra.
Contenuti Dottrinali: i cristiani non sono atei perché venerano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, gli Angeli. Come Giustino, Teofilo, Tertulliano ed Ippolito, Atenagora asserisce la preesistenza del Figlio come Logos dalla eternità di Dio; il Figlio uscì da Dio per creare il mondo, ma non è creatura. Considera le seconde nozze un decente adulterio.
Teofilo di Antiochia (183/185)
Vita: Educato alla greca, convertitosi al Cristianesimo in età adulta, Teofilo divenne vescovo di Antiochia.
Scritti: ha scritto 3 libri Ad Autolicum: • I libro: parla dell’essenza di Dio, della Provvidenza, della fede nella risurrezione, del significato del nome "cristiano" e della stoltezza dell’idolatria. • II libro: confronta le contraddizioni della mitologia, dei poeti e dei filosofi pagani con l’insegnamento dei profeti dell’A.T. • III libro: dimostra come il Cristianesimo sia anteriore a tutte le culture. Parla dei costumi morali del cristiano e li confronta con quelli lascivi dei pagani.
Contenuti Dottrinali: Teofilo è il primo fra gli scrittori ecclesiastici ad usare nei confronti della divinità la parola Τριας distino in Dio, Logos e Sapienza. Dio ha generato il Logos, che aveva in sé prima della creazione. L’anima può essere mortale o immortale, ma dipende dalla nostra disposizione interiore, dipende dalla volontà di seguire Dio. Teofilo è il primo ad indicare chiaramente il carattere ispirato del Nuovo Testamento.
Lettera a Diogneto
Non si trova mai citata né nell’antichità, né nel Medioevo. Fu del tutto ignorata fino al 1870. L’autore è sconosciuto, ma deduciamo dall’uso di una sapiente retorica, si presume che sia un uomo sicuramente colto e probabilmente di Atene. Questa lettera è un vero gioiello poetico e musicale, anche se i contenuti non son profondissimi. È indirizzata a Diogneto, che la critica in passato ha voluto identificare con Diogneto maestro di Marco Aurelio, ma senza argomentazioni decisive. Essendo poi stata trovata fra gli scritti di Giustino martire, sempre in passato fu attribuita proprio a Giustino, poi a Ippolito di Roma e poi ancora a Quadrato. Oggi si escludono tutte queste ipotesi e si apprezza semplicemente lo stile entusiastico e la sua forma brillante. Si è inoltre soliti datare questo documento apologetico per la seconda metà del II secolo (secondo il Quasten).
Contenuti: Diogneto aveva rivolto ad un amico cristiano vari quesiti attorno alla sua religione. 1. Quale culto i cristiani danno a Dio? Perché respingono i culti dei giudei e dei pagani? 2. Che tipo di amore c’è tra di loro? 3. Perché sono comparsi così tardi?
Il cristiano risponde offrendo anche uno spaccato di vita delle comunità di Cristo facendo anche decadere l’usanza di considerare i cristiani una schiatta di poveri e reietti della società. Fa capire poi come il culto idolatrico pagano sia il più assurdo di tutti in quanto adoratore di divinità forgiate da un uomo che utilizza pure materiale deperibile. Il Dio cristiano è indeperibile. Il culto giudaico si fonda su precetti e formalismi. Il cristiano non si vanta di tali cose. “I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini […] non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale […] adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto […] testimoniando un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale […] hanno la mensa in comune ma non dividono il letto […]”
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