[ di G.Ravasi ]
È l'insieme dei libri santi lasciati dal giudaismo che forma la prima parte della Bibbia dei Cristiani, mentre la seconda parte è costituita dalle opere ispirate successive alla nascita di Cristo, chiamate complessivamente Nuovo Testamento o Scrittura della Nuova Alleanza, dell'Alleanza dell'era cristiana. Nella letteratura religiosa che costituisce il patrimonio comune di Ebrei e Cristiani la Chiesa considera testi ispirati una serie di opere raccolte in un elenco che costituisce il canone (che in greco significa “regola”), catalogo di una serie di libri contenenti norme di fede e di comportamento. Tenendo conto della suddivisione per titoli oggi corrente, trentanove libri furono inizialmente riconosciuti di ispirazione divina e sono chiamati protocanonici; altri sette furono inseriti più tardi e sono detti deuterocanonici. Qualche passo di due dei libri della prima serie subì la stessa sorte di quelli della seconda. «Come chi, messosi in mare su una barchetta, viene afferrato da immensa angoscia nell'affidare un piccolo legno all'immensità delle onde, così anche noi soffriamo mentre osiamo inoltrarci in un così vasto mare di misteri». Origene, il celebre maestro della Scuola alessandrina del III secolo, sta per entrare con la fragile imbarcazione della sua esegesi e della sua meditazione nell'oceano vasto e misterioso della Genesi (In Genesim Homiliae, 9, 1, PG 12, 210) e, quindi, dell'Antico Testamento. E' un'avventura che si ripete anche per noi ogni volta che tentiamo di percorrere l'intero testo biblico per raccogliere un arco di vicende storiche di due millenni e un arco letterario di un millennio.
UN ITINERARIO TESTUALE COMPLESSO
Il viaggio nel testo dell'Antico Testamento è un'avventura faticosa simile a un assedio condotto nei confronti di una cittadella fortificata nella quale si possono aprire brecce, ma il cui centro resta spesso inviolato e misterioso. Lo scrittore medievale Ruperto di Deutz parlava di una lotta a corpo a corpo con il Libro, simile a quella che Giacobbe dovette sostenere in una notte oscura lungo le rive spumeggianti del fiume Iabbok (Gn 32): «Dolce lotta, però, più gioiosa di ogni pace» (In Canticum, prefazione). Alla base di quest'avventura c'è una Parola che risuona nella notte del nulla: <<Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dai troni regali... si slanciò in mezzo alla terra>> (Sap 18,14-15). A questa, che è cronologicamente una delle ultime pagine dell'Antico Testamento, corrisponde in apertura il canto della Parola efficace e creatrice, la celebre pagina di Gn 1: «Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu» (1,3). E un profeta anonimo, il cosiddetto Secondo Isaia, approfondirà questo tema attraverso un simbolismo caro all'orizzonte palestinese sempre assetato, assolato e aspro: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata» (Is 55,10-11).
I 46 «libri santi». Questa Parola si è anche cristallizzata in un messaggio scritto che ancor oggi sta davanti al lettore credente o no. E' uno scritto che la tradizione ha definito «Antico Testamento» o, come vedremo, «alleanza», cioè atto di amore di Dio verso la sua creatura prediletta (Eb 9,16-17). E' uno scritto che si articola in una collezione di 46 «libri santi» (1Mac 12,9) fissati dal cosiddetto canone della chiesa cattolica. La parola divina dell'Antico Testamento è stata tradizionalmente distribuita in ambito cristiano su una struttura tripartita comprendente libri storici, libri didattico-sapienziali e libri profetici. Eccone ora l'elencazione, di per sé arida, ma da rendere viva con la fedele lettura e l'amorosa assuefazione al loro contenuto e al loro messaggio. Libri storici. Si aprono con la Tôrah, cioè la «Legge». E' il Pentateuco, letteralmente «i cinque astucci» contenenti i rotoli della Genesi, dell'Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio, i libri più cari alla stessa tradizione biblica e giudaica, posti ancor oggi al centro della liturgia sinagogale. Seguono poi le opere che abbracciano l'intero orizzonte storico di Israele dal XIII al II secolo a.C.: Giosuè, Giudici, Rut, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta ed Ester (questi ultimi tre potrebbero essere definiti «romanzi storici» esemplari) e, infine, 1 e 2 Maccabei, il canto dell'epopea maccabaica del II secolo a.C. Libri didattico-sapienziali. Accanto al Pentateuco storico la tradizione della Bibbia greca e cattolica ha accostato quello che potremmo definire «il Pentateuco sapienziale» composto da altrettanti libri sacri: Giobbe, Proverbi, Qohèlet (o Ecclesiaste), Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), espressione spesso irraggiungibile dello svelarsi di Dio anche nei segreti dell'esistenza e nei suoi drammi più laceranti. I Salmi e il Cantico dei Cantici sono collegati a quest'area e, pur conservando una loro funzione e una loro autonomia, costituiscono coi precedenti volumi il settenario sapienziale perfetto. Libri profetici. Essi sono l'espressione più viva della parola di Dio: se la terminologia debar-Jhwh, «parola del Signore», ricorre nell'Antico Testamento 241 volte, essa risuona per 221 volte proprio in collegamento a un profeta. S. Mowinckel traduceva infatti la nota frase biblica «La parola del Signore fu rivolta a...» con questa espressione: «La parola del Signore divenne realtà attiva presso il profeta...». Quattro sono i cosiddetti «grandi profeti»: Isaia il cui rotolo raccoglie la voce di tre profeti, il classico Isaia dell'VIII secolo a.C. (il Dante della letteratura ebraica), e due poeti anonimi del VI secolo a.C. convenzionalmente indicati come Secondo e Terzo Isaia; il «romantico» Geremia con i due allegati delle Lamentazioni e di Baruc, quest'ultimo in realtà un'antologia di testi disparati; Ezechiele, profeta barocco, e Daniele che, strettamente parlando, è uno scritto apocalittico. Segue ai grandi profeti una collezione di dodici profeti cosiddetti «minori», di epoche diverse e di differente qualità letteraria: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia. Ecco il canone più completo, accettato fin dai primi secoli dalla maggioranza dei Padri della Chiesa e dai concili regionali, ufficialmente sancito per la prima volta dal concilio ecumenico di Firenze nel 1441 e confermato dal concilio di Trento (1546) e dal concilio Vaticano I (1870). Usiamo le intitolazioni adottate dalla “Bibbia di Gerusalemme”, la traduzione italiana a cui facciamo riferimento.
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PENTATEUCO
Genesi - Esodo - Levitico - Numeri - Deuteronomio
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LIBRI STORICI
Giosuè Giudici - Rut I° e II° Samuele - I° - II° Re ( in passato questi quattro libri venivano presentati sotto lo stesso titolo I° - II° - III° - IV° libro dei Re.) I° e II° Cronache ( i libri delle cronache sono detti anche Paralipomeni, dal titolo Paraleipomena nel testo greco dei "settanta" cioè eventi omessi nei libri dei Re.) Esdra - Neemia ( talvolta sono indicati come I° e II° libro di Esdra) Tobia - Giuditta ( libri deuterocanonici che le chiese protestanti considerano apocrifi) Ester ( alcuni passi deuterocanonici di questo libro sono ritenuti apocrifi dalle Chiese protestanti) I° e II° Maccabei ( libri deuterocanonici ritenuti apocrifi dalle chiese protestanti)
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LIBRI SAPIENZIALI
Giobbe - Salmi - Proverbi - Qoelet (noto anche come Ecclesiastico) Cantico dei Cantici Sapienza - Siracide (noto anche col titolo latino di Ecclesiastico) (gli ultimi due libri sono deuterocanonici e ritenuti apocrifi dalle chiese protestanti).
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LIBRI PROFETICI
Isaia - Geremia - Lamentazioni - Baruc (quest'ultimo è ritenuto apocrifo dalle chiese protestanti; vi è allegata la cosiddetta "lettera di Geremia") Ezechiele - Daniele (Libro, quest'ultimo, i cui passi deuterocanonici sono ritenuti apocrifi dalle Chieste protestanti.) Osea - Gioele - Amos - Abdia - Giona - Michea - Naum - Abacuc - Sofonia - Aggeo - Zaccaria - Malachia
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Con qualche variante nei titoli, nell'ordine e nella ripartizione della materia fra i libri, questo gruppo di testi proviene dalla Bibbia dei Settanta, la traduzione greca della Scrittura effettuata nel II secolo a.C. ad uso degli Ebrei del mondo ellenistico e in seguito completata con i libri più recenti: è la Bibbia che veniva usata nella Chiesa primitiva in un'età nella quale il greco era la lingua più diffusa nel mondo romano. A partire dal 70 d.C., dopo la distruzione di Gerusalemme, nelle comunità ebraiche della Diaspora, l'influenza dei rabbini di Palestina cominciò a prevalere su quella della Scuola di Alessandria: i testi più recenti, scritti in greco o noti solo attraverso le traduzioni greche, furono cancellati dalla Bibbia ebraica, o tutt'al più considerati come opere di semplice pietà. Questa epurazione colpì sette libri che sono quelli che abbiamo chiamato deuterocanonici e che i Protestanti considerano apocrifi perché la loro canonicità fu oggetto di molteplici discussioni nella stessa Chiesa cristiana, soprattutto nel corso del IV secolo. La tradizione ebraica considera “parola di Dio” l'insieme dei trentanove libri biblici che raggruppa in ventiquattro che in passato erano ventidue, come le lettere dell'alfabeto ebraico. La Bibbia ebraica inoltre e suddivisa in tre categorie: la Torah (la Legge), i Nebiim (i Profeti) e i Ketubim (gli altri scritti). La Legge (Torah) è costituita dal Pentateuco, e quindi comprende cinque libri. I Nebiim sono suddivisi a loro volta in due classi. Profeti anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele, Re e Profeti posteriori: tre grandi, Isaia, Geremia ed Ezechiele e dodici minori, raccolti in un solo libro: in tutto, otto libri. I Ketubim comprendono i libri poetici e sapienziali, i Salmi, i Proverbi e Giobbe, le cinque megillôt, “rotoli” che raccolgono il Cantico dei Cantici, Rut, le Lamentazioni, il Qoelet e Ester e infine i libri di Daniele, Esdra e Neemia e delle Cronache, in tutto undici libri. È difficile datare con esattezza i testi più antichi dell'Antico Testamento che certamente sono quelli contenuti nel Pentateuco e che raccolgono tradizioni orali la cui origine si perde nella notte dei tempi; ma nessun documento scritto entrato nella redazione definitiva è da ritenersi anteriore al XII o addirittura al X secolo a. C. Quanto al libro più recente, la SAPIENZA, esso risale appena al 50 circa a.C. Gli originali, naturalmente, sono scomparsi: e del resto, fino alla scoperta dei “rotoli del mar Morto” nei pressi di Qumran non possedevamo nessun manoscritto ebraico del testo biblico anteriore alla nostra era. Il frammento più antico a noi noto era il papiro Nash che risale al massimo al II secolo d.C.; circa ventiquattro righe del Decalogo e brevi passi dei capitoli 5 e 6 del DEUTERONOMIO sullo stesso argomento. Alcuni dei manoscritti in lingua ebraica trovati a Qumran insieme ad altri, biblici e non biblici, greci, aramaici e siro-palestinesi sembrano risalire al I secolo a.C. Ma si tratta di documenti frammentari, un solo libro è completo, quello di ISAIA, oggi esposto al Museo Nazionale d'Israele a Gerusalemme. Il primo testo completo a noi giunto della Bibbia ebraica risale alla seconda metà del X secolo d.C. ed è quello di Aaron ben Moshe ben Aser della sinagoga dei Sefarditi di Aleppo. Mentre le scoperte di Qumran hanno consegnato agli eruditi solo scarsi frammenti di manoscritti greci, in particolare dei testi dei Profeti minori e della SAPIENZA, numerosi papiri egizi che vanno dal II al IV secolo, (fra cui un notevole gruppo acquistato nel 1931 da Chester Beatty), contengono frammenti della traduzione greca dei Settanta. Ma l'essenziale ci è noto grazie a manoscritti del IV e V secolo che contengono, in tutto o in parte, anche il Nuovo Testamento. Si tratta del Vaticanus (conservato nella biblioteca Vaticana), del Sinaiticus del convento del monte Sinai, dell'Alexandrinus (entrambi conservati presso il British Museum), e infine del Codex Ephraemi rescriptus, molto meno completo dei precedenti (Bibliothèque Nationale di Parigi). Le nostre attuali edizioni non si fondano solo su queste venerabili fonti che testimoniano luminosamente la trasmissione diretta delle Scritture attraverso i millenni, ma anche sull'opera, viva e costante nell'arco di venti secoli, di copisti, traduttori, eruditi, custodi della Legge e della tradizione ebraica o cristiana d'Oriente e d'Occidente, tutti egualmente attenti a salvaguardare l'integritò di un testo che ci comunica “la Parola di Dio”. Perciò l'opera dei dottori ebrei del VI-XII secolo detti Masoreti, le numerose recensioni greche, inaugurate da quella di Origene nel 245, la traduzione latina fatta da san Gerolamo con l'aiuto dei rabbini di Palestina fra il 391 e il 405 (vedi VULGATA) forniscono ancora materia di lavoro per i biblisti contemporanei.
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