La morale come scienza interpretativa del ''dover essere'' Contributed by Waylander on Lunedì, 16 luglio @ 16:21:00 CEST
|
Ci sembra che nel titolo scelto per questo nostro breve elaborato vi sia racchiusa l’essenza stessa della questione morale così come attualmente dibattuta sia a livello teologico che filosofico, ovvero la natura stessa dell’oggetto in questione. Per poterne comprendere i termini non possiamo che partire cercando di definire per prima cosa, seppur assai sommariamente, gli ambiti generali della questione e solo successivamente, ed eventualmente, la sua natura. A motivo della sua capacità di astrazione e concettualizzazione l’uomo si è trovato sin da subito a riflettere sulle proprie azioni e sulla loro natura, tanto più che ben presto esso si è reso conto che ogni azione ha un effetto, e ancor più che tale effetto non solo è esterno al soggetto agente ma anche interno, portando così ad una modifica reale dell’essere del mondo circostante e dell’essere dell’agente stesso[1]. Questo perché l’uomo è un essere storico, ovvero non è concluso in se stesso definitivamente ma è continua potenza, identità da costruire e realizzare nel suo continuo divenire, ed è, allo stesso tempo, essere cosciente, titolare della propria esistenza, posto sempre dinanzi alla questione di che fare, di come vivere, di come costruirsi per realizzarsi pienamente e liberamente: “ciò che costituisce una persona è una decisione, è ciò che liberamente essa ha scelto di essere, è ciò che ha fatto della possibilità della propria vita, o forse, ancor meglio, è ciò che ha incessantemente invocato nell’attuare questa potenzialità: la realtà propriamente personalizzante ed umanizzante è ciò che coinvolge attivamente lo specifico antropologico, cioè il comprendersi e il comprendere, il decidersi e il decidere”[2]. Dunque l’uomo si è trovato sin da subito a valutare gli effetti delle proprie azioni e a decidere che valore attribuire loro, la quale cosa, benché ancora solamente a livello generale, ci permette di dire che ci troviamo dinanzi a una riflessione di giudizio sull’agire dell’uomo da parte dell’uomo stesso. Possiamo allora stabilire come punto di partenza che la morale è quella disciplina (per il momento useremo questa definizione) che ha come oggetto lo studio del comportamento dell’uomo, da un punto di vista tuttavia diverso e particolare rispetto alle scienze umane empiriche come la psicologia, la sociologia, l’antropologia ecc., non solo per le modalità ma anche per i fini che si propone. Tuttavia prima ancora di poter affrontare la questione della natura di questa “disciplina” e delle sue differenze rispetto alle scienze appena citate, ci troviamo dinanzi a un problema epistemologico, ovvero questa disciplina può avere carattere di scienza ed essere esprimibile in termini universali e generali, oppure i suoi metodi e criteri esulano dal metodo scientifico accettato e accettabile per rinchiudersi in un autoreferenzialismo teologico? Ovvero, su cosa si basano e che valore hanno i giudizi sull’agire dell’uomo, quale validità oggettiva si può loro attribuire? Forte è nelle nostre società secolarizzate, dopo quasi trecento anni di critica alla metafisica cristiana, la tentazione di liquidare la morale come non scienza in quanto non rispetterebbe i criteri della scientificità positivista, ovvero esperienza/osservazione (condivisa), misurabilità e ripetitività. Tuttavia questo ci sembra un riduzionismo gnoseologico autocostrittivo e apodittico, giacché la definizione è modellata sul fine ideologico della stessa, tanto che a partire dall’illuminismo la morale è percepita come una specie di “monstrum” che stride con il punto di vista scientista, di cui ancora, nonostante la riflessione fenomenologica recente, è imbevuta la cultura occidentale, soprattutto quella scolastica, per il quale conoscere un fenomeno significa risolverlo nelle sue cause, così che la scienza si assume (o meglio si assumeva) il compito di ridurre la coscienza ai fattori “obiettivi” che la producono, senza ulteriore effettiva indagine. Il risultato è che di fatto la scienza, intesa in maniera così assiomaticamente riduttiva, non è più in grado né di spiegare e neppure di comprendere il fenomeno morale e si limita agli aspetti descrittivi tipici delle scienze umane di cui sopra[3]: “è proprio la scienza di oggi che rende difficoltosa l’attivazione e il riconoscimento dell’istanza morale. La scienza infatti sembra aver monopolizzato il concetto stesso di scienza, imponendone l’interpretazione positivista ed empirista, screditando tendenzialmente altre discipline, le cosiddette scienze dello spirito, che verificano certamente il concetto di scienza, ma non la sua riduzione empirista. Sembra urgente recuperare l’analogicità di questo concetto e rifiutarne l’univocità”[4]. Superando quindi le ristrettezze interpretative scientiste, di fatto non è possibile negare dal punto di vista prettamente gnoseologico ed epistemologico[5] la qualifica di scienza alla disciplina morale, in quanto essa ne rispetta i criteri e le modalità, pur partendo, nella sua accezione cristiana, da un dato di fatto non sperimentabile direttamente. Ma questo non è un ostacolo insormontabile in quanto di fatto ogni scienza parte per deduzione da un principio che di per sé, all’interno della suddetta scienza, è posto come assiomaticamente indimostrabile e indimostrato. Del resto la riflessione morale, superando le strettoie della casistica, impostale, con motivazioni valide ma limitanti, a partire dal Concilio di Trento[6], sempre più si orienta verso il tentativo di costruire una “morale autonoma” e razionale, radicata nella prassi e nella coscienza del singolo, piuttosto che solamente su un dato dogmatico-scritturale, senza peraltro escludere l’apporto della fede[7], in quanto la “capacità morale”, ovvero la coscienza morale, è presupposta, verrebbe da dire ontologicamente, in ogni uomo[8]. Se questa impostazione permetterebbe di rendere accettabile la scienza morale alla riflessione laica, va tuttavia sottolineato come questa impostazione sia a sua volta soggetta ad alcuni pericoli, tra cui quello di eccessivo personalismo, che porterebbe a perdere di vista il momento oggettivo dell’agire morale (finendo quindi in un relativismo etico), e quello dell’estrinsecismo della fede, che verrebbe semplicemente intesa come sovrastruttura della morale, come ha ricordato preoccupato anche Giovanni Paolo II nella Veritatis Splendor (VS 9), riaffermando il legame inscindibile tra la domanda morale e quella religiosa[9]. Ma se quella morale è una scienza, ci troviamo dinanzi al compito di comprendere che tipo di scienza sia, ovvero in che cosa essa si distingua dalle scienze umanistiche empiriche, caratterizzate da una pretesa puramente descrittiva. La risposta la troviamo proprio nel fatto, riportato all’inizio, che la morale si caratterizza come una riflessione di giudizio sull’agire dell’uomo da parte dell’uomo stesso, ovvero la morale non si ferma al semplice aspetto descrittivo dell’agire, ma proprio perché, di fatto, individua nell’agire dell’uomo il suo coinvolgimento totale come essere in divenire, non può che essere interpretativa, ovvero tale scienza ha in sé la pretesa, speculativa e pratica allo stesso tempo, non solo di descrivere la realtà dell’uomo ma anche di interpretarla, ovvero di rispondere alla domanda su cosa sia questa realtà, quale valore abbia e come agisca. Il momento interpretativo a sua volta ha due livelli: il primo è quello speculativo, di riflessione antropologica, per definire chi è l’uomo, attraverso anche gli strumenti della riflessione teologica[10], mentre il secondo, sulla base di questa definizione, cerca di individuare i criteri del corretto agire, in modo che l’uomo sia sempre coerente a se stesso e al proprio essere. Proprio a causa di questo suo secondo momento interpretativo la scienza morale si presenta allora anche come prescrittiva dell’essere dell’uomo in quanto fonte e risultato, allo stesso tempo, del suo agire perché egli sia sempre coerente a se stesso. Siamo dunque dinanzi ad una vera e propria praxis che mette in questione il soggetto stesso dell’agire, e quindi l’uomo della coscienza, quello che realizza la presenza a se stesso mediante le forme immediate dell’agire e insieme mediante la concomitante valutazione espressa su di esse dalla coscienza intesa nella sua accezione morale. Ciò che è in gioco nella morale è dunque la stessa persona, per quello che è e per quello che sarà in seguito al suo agire. Possiamo dunque davvero dire, ci sembra, che la scienza morale è una scienza interpretativa del “dover essere”.
[1] «Gli atti umani sono atti morali… non producono solo un mutamento dello stato di cose esterne all’uomo ma, in quanto scelte deliberate, qualificano moralmente la persona stessa che li compie e ne determinano la fisionomia spirituale profonda, come rileva suggestivamente San Gregorio Nisseno: “Tutti gli esseri soggetti al divenire non restano mai identici a se stessi, ma passano continuamente da uno stato ad un altro mediante un cambiamento che opera sempre, in bene o in male… Ora, essere soggetto a cambiamento è nascere continuamente… Ma qui la nascita non avviene per un intervento estraneo, come è il caso degli esseri corporei… Essa è il risultato di una scelta libera e noi siamo così, i certo modo, i nostri stessi genitori, creandoci come vogliamo e con la nostra scelta dandoci la forma che vogliamo”» (Giovanni Paolo II: Veritatis Splendor, 71). [2] Paolo Carlotti: Le opere della fede – Spunti di etica cristiana; LAS 2002, pag. 48.
[3] Giuseppe Angelini: Teologia morale fondamentale – Tradizione, Scrittura, Teoria, Glossa 1999, pag. 23-24.
[4] Paolo Carlotti: Le opere della fede – Spunti di etica cristiana, LAS 2002, pag. 63.
[5] Cf. Battista Mondin: Manuale di filosofia sistematica. Vol. 1: Logica, semantica, gnoseologia; Ed. Studio Domenicano 1999. Sofia Vanni Rovighi: Elementi di filosofia. Vol. 1: Introduzione, logica, teoria della conoscenza; La Scuola 2002.
[6] Proprio la natura casistica, naturalistica e in sostanza intellettualistica della dottrina scolastica innestata nella “theologia moralis” post-tridentina determina la scarsa efficacia persuasiva dell’argomentazione morale cattolica verso i fedeli, che la sentono estranea in quanto priva di quella caratteristica di storicità esperienziale della coscienza, di cui all’inizio di questo nostro scritto. [7] Cf. Cataldo Zuccaro: Morale fondamentale – Itinerari, EDB 1999.
[8] «La Chiesa sa che l’istanza morale raggiunge in profondità ogni uomo, coinvolge tutti, anche coloro che non conoscono Cristo e il suo Vangelo e neppure Dio. Sa che proprio sulla strada della vita morale è aperta a tutti la via della salvezza» (Giovanni Paolo II: Veritatis Splendor, 3).
[9] Già Paolo VI, nell’udienza generale del 26 luglio 1972, così esprimeva la sua preoccupazione a tale proposito: «Oggi noi assistiamo ad uno sforzo gigantesco per togliere dalla maniera comune di vivere ogni segno, ogni criterio, ogni impegno di derivazione religiosa. Si cerca, spesso anche nell’ambito del mondo cristiano, di rivendicare alla laicità della condotta, specialmente nelle sue forme pubbliche ed esteriori, un dominio esclusivo e assoluto. Vi sono correnti di pensiero e di azione che cercano di staccare la morale dalla teologia; la morale dovrebbe occuparsi soltanto dei rapporti fra gli uomini e della coscienza personale dell’uomo: nel campo morale non vi sarebbe bisogno d’alcun dogma religioso. […] Che cosa è la morale cristiana? Potremmo empiricamente definirla precisamente affermando che essa è una maniera di vivere secondo la fede, cioè alla luce delle verità e degli esempi di Cristo. […] Se sono cristiano, ciascuno deve dire, io, debitamente onorando in me questo titolo, possiedo la chiave interpretativa della vita vera, la somma fortuna, il bene superiore, il primo grado della vera esistenza, la mia intangibile dignità, la mia inviolabile libertà».
[10] «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (“Gaudium et Spes” - Costituzione Pastorale del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo moderno, 22).
(articolo tratto da: http://www.cristianesimo.altervista.org/teologia/morale.htm ove è possibile scaricare la versione in PDF)
|
|
| |
Login | | Non hai ancora un tuo account? Crealo Qui!. Come utente registrato potrai sfruttare appieno e personalizzare i servizi offerti. |
|
Valutazione Articolo | Punteggio Medio: 5 Voti: 1

|
|
|