L'ottavo comandamento: "Non dire falsa testimonianza" ci prescrive la veracità, o sincerità, cioè quella virtù che consiste nel mostrarsi veri nelle azioni e nelle parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall'ipocrisia. In quanto cristiani dobbiamo rendere testimonianza al Vangelo con gli atti e con le parole. La testimonianza suprema resa alla verità della fede è il martirio, che è anche l'atto supremo della virtù della fortezza. L'ottavo comandamento ci proibisce la bugia, la maldicenza e la calunnia, i giudizi e i sospetti temerari (o infondati). La bugia o menzogna consiste nel dire il falso con l'intenzione di ingannare. Essa è per sua natura sempre illecita, anche se normalmente diventa grave solo quando lede in modo considerevole la giustizia o la carità. Non è comunque sempre necessario dire la verità, anzi, talvolta è colpevole il dire tutta la verità, per esempio nel caso in cui siamo tenuti al segreto. La maldicenza, o diffamazione, consiste nel mettere in pubblico senza un valido motivo le mancanze vere, ma non conosciute, del prossimo, la calunnia invece nel riferire notizie false lesive del suo buon nome. La calunnia è certamente più grave della semplice maldicenza. Nell'un caso e nell'altro comunque la gravità deve essere misurata dell'entità del danno arrecato al buon nome del prossimo, tenendo presente che tale buon nome vale ancora di più dei beni materiali. Come in tutti i peccati contrari alla giustizia, chi ha diffamato o calunniato non basta che si penta e si confessi, ma deve riparare i danni arrecati al buon nome del prossimo. Si ha rispettivamente il sospetto o il giudizio temerario quando senza un motivo ragionevole si sospetta o si giudica che il prossimo abbia commesso una qualche colpa morale. Si ha comunque peccato grave solo quando si attribuisce al prossimo con certezza e senza fondamento una grave mancanza. Per ciò che concerne i compiti dell’autorità civile rispetto all’ottavo comandamento, questa deve garantire una pubblica informazione fondata sulla verità, sulla libertà e sulla giustizia, e provvedere che attraverso l'uso dei mezzi di comunicazione sociale non derivino danni alla moralità pubblica o lesioni dei diritti personali dei cittadini. Chi osserva fedelmente l'ottavo comandamento prende possesso del ruolo che gli compete in quanto creatura dotata di un'anima spirituale. Come dunque Dio governa il creato non soggiogandolo, ma attirandolo con il suo splendore, così l'uomo veritiero partecipa del privilegio di guidare se stesso e gli altri non con l'asservimento, ma con la luce e la forza che promana dalla verità.
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